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  • Il gioco del teatroIl corso, rivolto alla fascia d’età che va dai 7 agli 11 anni, ha come obiettivo quello di insegnare al bambino i primi passi di avvicinamento all’arte del teatro attraverso il “gioco” come elemento cardine di un metodo chiaro, intuitivo e naturale.
  • A Prophet - Salome'Salomè di Oscar Wilde è una delle opere più rappresentative dell’autore e forse la migliore. Una tragedia moderna che lascia spazio ad un teatro classico, un’opera teatrale splendida e completa di tutti quegli elementi che rendono unico il lavoro di Wilde.
  • Amleto - La trappola per topiUn Amleto non integrale, fatto solo di alcuni momenti, alcuni dialoghi, alcuni monologhi; frammenti dai quali è però possibile gustare l’intera essenza dell’opera. Un Amleto “anagrammato”, un puzzle della tragedia, da cui sono stati raccolti alcuni pezzi e accostati in modo inconsueto.
  • Geppetto e PinocchioLe avventure di Pinocchio, storia di un burattino è uno dei capolavori della letteratura universale per l'infanzia, ed è il capolavoro incontestato di quella italiana. Ed è per questo che la voglia di portare in scena il burattino più amato al mondo mi ha accompagnato fin dai primi passi teatrali.
  • Una patatina nello zuccheroMonologo tragicomico dalle sfumature delicate, momenti esilaranti si alternano agli attimi di tenerezza pura ispirati da Graham, giovane scapolo disadattato, che vive ancora con la madre ottantenne in procinto di sposare una vecchia fiamma di gioventù.

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Anch'Io sono Leggenda

Regia: Vittorio Vaccaro

con Enzo Giraldo

Testo: Carlo Lucarelli

In coproduzione con Arsenico La Nuova Comunicazione

 

« Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno... La linea della palma... Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed e già, oltre Roma... »

Leonardo Sciascia da "Il giorno della civetta" (1961)

Un magistrato del nord Italia vive e opera in terra di mafia, in mezzo alle palme, in una foresta di palme e deve fronteggiare – unico nella sua procura – le azioni, le provocazioni e la protervia del sistema mafioso che regola le relazioni personali e le dinamiche dei gruppi economici e di potere della città.

La minaccia di morte che è stata emessa nei suoi confronti ha la sua deadline ”entro Natale”, e questo tarlo sarà il motore del pensiero e dell'azione per bloccare una sentenza che è già stata pronunciata.

Poche e spuntate sembrano le armi a sua disposizione ma la conoscenza del male, la ricerca del bene comune e la tenacia favoriscono la costruzione di un piano che, coinvolgendo parti del tessuto sociale circostante, sarà il cavallo di troia per entrare nel sistema “mafia” e tentare di scardinarne le certezze.

La scrittura di Lucarelli, piena di pensiero e di azione – con rallentamenti e grandangoli cinematografici – ci offre lo spunto per un teatro che, parlando di mafia, di necessità e di urgenza sociale, arrivi direttamente allo stomaco dello spettatore.

Il pugno inferto a chi guarda non passa attraverso lo snocciolamento di cifre e il racconto di macabri delitti della storia mafiosa ma arriva seguendo il sentiero delle fragilità, dei dubbi e delle ritrovate sicurezze di un uomo che, sotto la toga, nasconde le debolezze di Davide nel suo confronto con Golia.

L'esperienza di tanti magistrati al sud non è sempre costellata di successi, non tutte le storie hanno un lieto fine ma la volontà di ridare speranza e trasparenza a un sistema incancrenito sono la molla dell'azione del protagonista che, messo alle strette e costretto all'angolo da un avversario temibile e strutturato, dovrà rispondere colpo su colpo alle provocazioni.

Non è un eroe ma un uomo, solo, che affronta uomini uniti in un progetto di morte. Della società civile, della legalità, della giustizia. Un uomo solo pare poca cosa.

È e sarà così?


NOTE DI REGIA

La propria origine è una compagna di vita che non ti abbandona mai. Ti cresce come una madre, ci litighi come una migliora amica, odiandola  a volte amandola altre. Ma quello che si è lo si deve all’“Origine”. Anch’io sono Leggenda è un racconto di un uomo che si trova a fare i conti con la morte, un uomo minacciato dal male e abbandonato dai cosiddetti amici, così da ritrovarsi solo contro tutto e tutti, con pochi giorni ore di vita davanti a sé.  Come allora si può raccontare il dramma di quest’uomo? Come si  possono conoscere le dinamiche mafiose non essendo un mafioso? Come un individuo si comporta davanti ad una notizia come quella di dover morire? La risposta non ce l’ho! Non esistono risposte a drammi assoluti. Le risposte, forse, possono essere trovate nella “non morte”: quindi nella voglia di vivere cercando di afferrare il più piccolo ricordo, la più lontana delle emozioni, la più ingenua follia, le paure più sane. È una ricerca continua per l’attore che si approccia ad un testo così profondo che, pur essendo apparentemente lontano da uomo che non faccia il magistrato, è molto vicino perché uomo. Non portiamo in scena il magistrato: portiamo in scena le emozioni vere, dell’attore, che si mette in gioco come persona nuda davanti a se stessa abbandonando qualsiasi tipo di retorica attorale, abbandonando così quei filtri soliti di una recitazione esteriore e tecnica. Ogni giorno sarà un nuovo giorno.

Vittorio Vaccaro