Amleto - La trappola per topi
Regia: Vittorio Vaccaro
Con Vittorio Vaccaro, Cinzia Brugnola, Ettore Distasio, Cloris Paris
Un Amleto non integrale, fatto solo di alcuni momenti, alcuni dialoghi, alcuni monologhi; frammenti dai quali è però possibile gustare l’intera essenza dell’opera. Un Amleto “anagrammato”, un puzzle della tragedia, da cui sono stati raccolti alcuni pezzi e accostati in modo inconsueto. L’attore si è confrontato con un “montaggio” inusuale , una successione non canonica delle scene; ha “giocato” a portare Ofelia e Amleto in un chiassoso happy hour, ha osato portare Amleto e la madre Gertrude su un ring senza esclusione di colpi e ancora un Re Claudio in una chiesa di gretti provocatori. Da così lontano è partito l’attore eppure forse tanto più vicino alla profonda verità della fragilità di Gertrude, della folle o forse scientifica e cinica premeditazione di Amleto, dell’ingenua freschezza di Ofelia, del torbido conflitto interiore di Re Claudio.L’attore qui usa la sua personale “urgenza” espressiva, i propri “modi” di vivere, i suoi “intimi segreti”, in una parola, la sua “VERITÀ”, per far vivere i personaggi shakespeariani. Un Amleto dove si sono valutate diverse possibilità che muovono i personaggi all’azione: un Amleto principe che agisce forse non solo per vendicare il defunto padre ma anche per gelosia nei confronti della madre; un senso di impotenza il suo, che si traduce in meccanismo perverso in cui uno a uno, come su una giostra, tutti i personaggi cadono. Un re Claudio che non è solo l’assassino del Re di Danimarca ma anche un perdente che riesce a vivere solo anelando alle ricchezze e agli averi di un fratello superiore quindi vittima di se stesso oltre che carnefice. Una Gertrude dura, marmorea ma anche logorata dai sensi di colpi, indecisa, insicura, fragile come ramoscello in una tempesta e Ofelia non solo gentile, delicata, ingenua ma anche sensuale, provocatoria.
Tutto e il contrario di tutto. Un Amleto in cui la verità della vicenda emerge dai contrari che alimentano la vita.
“Perché Amleto? Perché ancora il principe di Danimarca ? Amleto, principe di Danimarca non ha mai finito di dire ciò che aveva da dire , non ha mai smesso di rappresentare con spaventosa semplicità le contraddizioni che muovono le azioni degli uomini.”
Ettore Distasio
“Un Amleto in cui la verità della vicenda emerge dai contrari che alimentano la vita.Questo è quello che hanno vissuto, assaporato e in alcuni istanti preso, gli attori in questo lavoro dove dal nulla, da oggetti d’opera sparsi qua e là, un pomeriggio, all’imbrunire, quasi per magia, nella prima “filata” (così detta in gergo la successione continua delle scene montate), è comparsa “la tragedia shakespeariana” in tutta la sua interezza.”
Tiziana Confalonieri
NOTE DI REGIA
E’ uno studio sulla forza emotiva dei personaggi, è una fase della ricerca infinita su un testo che non rivela tutto e che proprio per questo ci stimola continuamente a sviscerare i segreti più intimi di una tragedia senza età, senza tempo. Si parla di umanità vera, di contraddizioni, di errori, di paure e di urgenza!Questa messa in scena ha la voglia di portare a nudo i sottotesti attraverso lo sguardo puro, il gesto essenziale, la parola reale e il coraggio di respiri, silenzi e tempi che permettono a ogni cosa di vivere a pieno. Il silenzio diventa il luogo dove si coglie l’eco di un gesto, di una parola, di una tragedia personale, il luogo dove tutto decanta e tutto si manifesta senza giudizio e senza censura.
Vittorio Vaccaro






